Schiva la ruota, schi-va-la-la-laaaa

Tornavi dalla stazione del treno, una sera piovosa di fine ottobre, con la tua bici.
Stavi percorrendo una strada che avevi fatto migliaia di volte, milioni di migliaia. La percorrevi sempre per andare in stazione, dai tempi dell’università; la percorrevi a lavoro per andare alla posta, e a volte la percorrevi anche per andare in centro. Insomma la conoscevi bene, quella strada, che costeggiava le piscine, qualche casa, qualche fabbrica ed un discount. E alla fine c’era quella curva. In bici non sembrava, ma in macchina stringeva parecchio, e le auto che arrivavano dal lato opposto dovevano rallentare un bel po’ per seguirne la linea. Quell’ Audi però non l’ha fatto.
L’hai vista arrivare ad una velocità assurda, ma tu eri ancora sufficientemente indietro per non spaventarti. Hai solo pensato: ‘Ma quanto corre questo?’. In quel momento però sopraggiungeva, dalla tua parte, una Ka di quelle nuove. Allora hai realizzato ‘Questi di scontrano’. In quel momento sì ti sei spaventata. Eri ancora indietro comunque, e hai visto l’Audi invadere la corsia opposta, ma non hai visto lo scontro. Ne hai solo sentito il terribile frastuono. Perché? Perché nello stesso esatto attimo in cui loro si sono scontrati, tu sei caduta. Beh, caduta è un po’ riduttivo. La tua bici si è sollevata da terra (con te sopra), si è girata dalla parte opposta (con te sopra) e alla fine si è schiantata a terra (con te sopra). Siete rimaste sempre attaccate, quasi a proteggervi l’una l’altra dopo mille scorribande.
Quando sei caduta, sbattendo la testa, dicevi ‘mamma mamma’. Dicono che quando stai per morire ti passa tutta la vita davanti. Tu in quel momento in cui ballavi il valzer con la bici prima di cadere hai sentito il cervello andare a mille, fare chilometri di pensieri senza senso e senza collegamento, così come ti capita quando sei a letto ma sei troppo stanca e il sonno va in confusione.
Prima di alzarti, hai pensato che nello scontro tra le due macchine avessero messo in mezzo anche te, ed eri convinta di essere tutta rotta. Invece no, ti sei seduta sull’asfalto bagnato senza grosse difficoltà e hai guardato la scena. Tutto era immerso in un’atmosfera surreale manco fosse quel film di Lynch con i conigli. L’Audi stava parcheggiata a lato strada un bel po’ più avanti, ancora intera ed altera come prima. La Ka era finita rovinosamente nella lunga e stretta aiuola che costeggiava la strada, dopo la brusca sterzata che l’autista aveva fatto per evitare il frontale.
E mentre tu cercavi di realizzare qualcosa, dopo esserti accertata di aver ancora tutti gli arti attaccati, il ragazzo che guidava la Ka era sceso parlando animatamente al cellulare, mentre già allertava carabinieri ed ambulanza. Eri sorpresa dalla sua lucidità, nonostante avesse appena rischiato la pelle. Era molto arrabbiato (chissà come mai!) e ha iniziato ad urlarne di tutti i colori al tizio dell’Audi, che nel frattempo si avvicinava, con il suo completo giacca e cravatta, assieme ad altre persone che si erano fermate vedendo l’incidente.
Ti sei alzata con l’aiuto di un gentilissimo signore, e hai visto la tua fida destriera giacere sull’asfalto, tutta contorta, con la ruota anteriore che sembrava molle come gli orologi di Dalì.
Chissà cos’avranno pensato, le macchine passate poi, nel vedere le condizioni della povera bici. Sicuramente ad occhio ti avranno pensata più di là che di qua; persino il carabiniere, arrivato nel luogo dell’incidente quando tu eri già partita per la gita al pronto soccorso, si era impressionato.
Ma la cosa veramente assurda di tutto questo era stata realizzare che non eri stata toccata dalle due macchine, NO! Eri stata colpita da una ruota!
Ora, nemmeno la più fervida delle immaginazioni avrebbe potuto partorire una concatenazione di eventi simile.. eppure eccolo lì, il pneumatico, appoggiato indifferente al bordo dell’aiuola. Proprio una ruota, volata via durante lo scontro, ti aveva colpita, facendoti volare con la tua bici. I ragazzi dell’ambulanza, che ti avevano portata via prima che picchiassi il tipo dell’ Audi che tutto agitato ti chiedeva ‘Stai bene? Stai bene?’, non la smettevano di dire ‘Che dinamica! Che dinamica!’. Bei ragazzi, tra l’altro, per quanto potessi vedere nella nebbia dei tuoi mille pensieri. Nel viaggio in ambulanza (con tanto di sirena, miii se ti sei sentita importante), ti rassicuravano e facevano battute per farti ridere. E’ stato strano percorrere strade fatte mille volte e poi entrare in pronto soccorso in posizione orizzontale. Hai visto un sacco di soffitti.
In computer, al pronto soccorso, i baldi infermieri dell’ambulanza non sapevano come descrivere la tua figura nell’incidente: ‘Terzo incomodo in scontro fra macchine’ dicevano loro, ‘Sfigata colpita da ruota in scontro fra macchine’ ho suggerito io. ‘No sfigata’ han detto loro ‘sei stata molto fortunata, invece’. E avevano ragione. Sei stata miracolata, e non finirai mai di festeggiare per questo..

Si ringraziano: gli infermieri dell’ambulanza e del pronto soccorso, il ragazzo della Ka, il signore che ti ha tenuto sotto l’ombrello nell’attesa dell’ambulanza, il bordo dell’aiuola che è rimasto dieci centimetri più in là rispetto al punto in cui hai sbattuto il cranio.

Non si ringraziano: il tipo dell’ Audi, il tipo dell’ Audi, il tipo dell’ Audi e, last but not least, il tipo dell’ Audi.
Ed infine la star, la mitica ruota, di cui conservi gelosamente il calco sulla gamba sinistra.

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