Alessandra, di anni 32

L’avevi conosciuta ai tempi delle medie, amica di un amica.

Te la ritrovi su un foglio bianco, sorridente nel suo vestito da sposa.

Di colpo questo tuo mese preferito che sta iniziando, ti sembra già un pò meno luminoso, un pò meno vitale.

Ma se ne và con Lucio, che la starà già facendo qualcuna delle sue smorfie.

La malinconia ce l’hanno lasciata qua, quei due..

canzone Lucio Dalla

 

 

 

 

 

 

Gli effetti della crisi…

Si fa più coda all’agenzia interinale che all’ufficio postale!!

Il foraggio del pettirosso

Ieri mattina, quando ti sei affacciata alla terrazza, hai trovato il tuo pettirosso domestico visibilmente contrariato.

Avete un tacito accordo: tu gli butti briciole di pane e rimasugli di patatine, e lui in cambio non ti fa la cacca sulle piastrelle.

Ma ieri, il posto dove di solito trova da mangiare era ancora coperto da uno stratino di neve che gli impediva di arrivare alle briciole sottostanti.

Anche perchè, a forza di mangiar patatine, è diventato un uccellino pigro e sulla via dell’obesità, per cui non tollera più di far fatica per procurarsi il cibo.

Quando gli hai buttato la colazione, è ricominciato il viavai e hai capito che ti aveva perdonato:

pettirosso

 

 

Sing in peace, Whitney

Whitney Houston è per te un ricordo preadolescenziale, grazie a quel film ‘The bodyguard’ che hai visto migliaia di volte all’epoca (e che ora si ricorderanno di avere sepolto da qualche parte e lo riproporranno ad ogni ora..)

La tua scena preferita è quella in cui lei tocca la spada di lui (metaforicamente e non) e lui le dice attenta che è affilatissima e ti fai male, e lei ride avvicinando le dita, e lui per tutta risposta le sfila il foulard di Hermès, lo lancia in aria e lo fa cadere sulla spada divedndolo a metà come una zucchina, con buona pace della carta di credito di Whitney. Il resto è storia.

Riposa in pace W., non ci sarà più nessun Bobby Brown ad ostacolarti la via

Run to you Whitney Houston

Meteorosimpatia

Consigli per il grande freddo dati dai Tg:

- Coprirsi bene

- Non uscire se non strettamente necessario

- Stare attenti a non scivolare sul ghiaccio

- Guardare tanti Tg pronti a fornire indispensabili consigli per il grande freddo

Grande da 30 anni

Non so che anno fosse, ma so che un incendio aveva appena devastato la sede della radio.
Lo ricordo bene perchè lo speaker, forse era Linus o forse Roberto Ferrari, raccontava che stavano usando una scatoletta di tonno come portapenne.
Questo è il primo ricordo che ho di Radio Deejay, di quel giorno in cui, per curiosità, ho tradito la mia radio locale, quella che io e le mie amiche chiamavamo sempre per dedicarci le canzoni (quasi sempre Shiny Happy People dei Rem).
Da allora è diventata una presenza fissa nella mia vita, un sottofondo, ma anche molto più di questo.
La radio  è affascinante, coinvolgente, il medium ‘caldo’ per eccellenza, per dirla alla McLuhan.
Le voci ti fanno compagnia, la musica sottolinea ogni momento, e l’immaginazione ha tutta la libertà di esprimersi. Forse per questo mi dispiace un pò che siano nate le varie webcam e le trasmissioni radio-televisive, e che le voci radiofoniche si siano trasformate in volti della tv.
Ma la radio non ha mai perso il suo fascino, e Radio Deejay, per quanto possa sembrar ridicolo, è diventata veramente una di famiglia.
Con tutta la fatica che mi è costata, soprattutto da adolescente: le code per entrare al Motorshow solo per rimanere tutto il giorno davanti allo stand di Deejay, le giornate sotto il sole di luglio quando c’erano i tuor nelle spiagge…

E’ come una sorella conosciuta tardi; una coetanea a cui ti affezioni, e quando fa qualcosa che non va non la molli, non è come la tv dove basta cambiar canale. Ti arrabbi con lei, ma non la lasci.
Ricordo gli inizi dei personaggi diventati omai celebri, da Jovanotti a Fiorello, da Marco Baldini ad Amadeus; ricordo voci che poi sono andate via, come Marco Biondi, Ronnie Hanson, Paoletta, e, anche se faccio fatica ad abiutarmi a quelle nuove, un pò per gelosia, un pò per tradizione, alla fine mi affeziono anche a quelle.
Oggi Radio Deejay compie trent’anni, e a nome di 30 magazine voglio farle complimenti, perchè se li porta veramente bene.
Grazie, Deejay, e 30 di questi 30!

I colloqui di gruppo

 di Paola Zapparoli     da www.30magazine.blogspot.com

 

foto di:  Daria Meneghel

Se avete cercato lavoro negli ultimi anni, forse vi sarà capitato di fare quell’esperienza mistica che porta il nome di ‘Colloquio collettivo’.

Chi l’ha inventato sicuramente un lavoro già lo aveva, altrimenti non avrebbe partorito questo esperimento che ha come fine quello di effettuare una sorta di selezione naturale di lavoratori.
Le modalità sono molteplici, ma più o meno si svolge così: venite chiamati da un’ agenzia di selezione del personale che dovrà decidere se sarete degni o meno di fare un vero colloquio con l’azienda.
Vi radunano in tanti, poi vi dividono in gruppetti e vi chiudono dentro delle stanze, facendovi sedere a ferro di cavallo come in prima elementare.
Per prima cosa, vi fanno riscrivere il curriculum a mano, forse perchè vogliono vedere se vi ricordate tutte le cavolate che ci avete messo, o più probabilmente perchè da come scrivete le T e le F capiranno se siete il genere ‘leader’, il genere ‘rompiballe’ etc. ..Poi arriva la fase alcolisti anonimi, in cui dovete presentarvi uno alla volta: ‘Ciao, mi chiamo Maria e sono disoccupata’. E tutti in coro ‘Ciao Maria, non ti devi vergognare, siamo tutti nella stessa barca, ma insieme ne usciremo!’.
Già lì potete immaginare il vostro selezionatore che scrive commenti su quello che dite: ‘Sono un gran lavoratore’ (Questo vuole gli straordinari pagati) ‘Aiuto sempre i miei colleghi’ (sindacalista sobillatore) ‘Sono una persona sensibile’ (questa sta sempre in malattia) ‘Mi piacciono i bambini’ (rischio gravidanza: eliminata!).

Dopodichè, possono chiedervi, ad esempio, di scrivere i pregi ed i difetti del lavoro per il quale state facendo il colloquio. Allora lì salta fuori la vostra capacità diplomatica nell’evitare di scrivere -Perchè non c’erano altri lavori disponibili-. Molti invece cadono nella più sfrenata captatio benevolentiae affermando che vendere scopettini per il bagno è sempre stato il sogno della loro vita e che è davvero, davvero impossibile trovarne un lato negativo. Ne riparliamo ad un mese dall’assunzione..
Il momento più bello è senza dubbio quello della fase darwiniana. Il selezionatore sadico, vi impone di trovare un accordo su una qualche delicatissima questione (E’ meglio il colore blu o il rosso? E perchè?). Vi dà un lasso di tempo in cui dovete arrivare ad una conclusione unanime, pur pensandola in maniera completamente diversa. A quel punto si scatenano gli istinti umani che fino a quel momento erano rimasti sopiti, al limite delle urla e delle scenate isteriche. E mentre lui, fingendo di leggere un giornale, vi osserverà con malcelato sorrisetto come foste tante scimmie in gabbia, voi vi chiederere: Ma, se insisto, mi prende per rompiscatole? Se cedo sulle mie posizioni, mi marchia come remissivo? E se li porto dalla mia parte, mi riterrà leader o arrogante? E la capacità di problem solving, come gliela dimostroooo????
Alla fine ci sarà qualcuno che cede, qualcuno che si arrabbia e qualcuno che rimane attonito. Di sicuro quello che si è divertito di più è il selezionatore, che, per non farvi sentire proprio degli animali da zoo, vi chiamerà in disparte (per nome, per di più) uno per uno e vi farà due inutili domande prima di congedarvi.
Dopo tre o quattro ore, roba da sfiorare il sequestro di persona, il colloquio/travaglio terminerà con un gregge di persone distrutte che scappano a casa pensando ‘Beh, non prenderà mai quell’oca; se prende quello lì deve prendere anche me!’.
Dopo qualche settimana, potrebbe capitarvi di ricevere dall’agenzia di selezione una mail che dice: Siamo spiacenti ma non è stato selezionato per un ulteriore colloquio con l’azienda in quanto il suo profilo professionale non risulta in linea con le richieste dell’azienda stessa.
Profilo professionale??? Ma allora, cosa li hanno inventati a fare i curriculum vitae???

ti cercavano a Chi l’ha letto?

Per cause di forza maggiore sei sparita dal mondo della rete senza dare giustificazioni.

Non se n’è accorto nessuno, ma vuoi comunque scusarti con i tuoi tre lettori per l’assenza di inutilissimii post.

Provvederai al più presto.

 

 

Un posto dove sei stata felice

Casa degli zii, in mezzo alla campagna, con il cortile, l’orto, gli animali e le avventure.

Per fortuna la morte e l’età non possono scalfire certi ricordi.

E’ in una casa come quella che immagini adesso lo zio. Libero da ogni male, da ogni stanchezza, da ogni tristezza, ad offrir  ‘ombre’ e far battute a chissà chi.

Quasi quasi, ti sembra di essere un pò meno triste.

Come Astor salutò suo padre

 

dedicato ad E, andato a giocare altrove, e ad A, che gli somiglierà sempre.

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